Terre del Conero





In questa sezione troverete tante curiosità e approfondimenti sul nostro territorio, sulle sue tradizioni alimentari, sul mangiar sano e semplici ricette per gustare al meglio i nostri prodotti.

Il corbezzolo

Il corbezzolo, chiamato anche albatro, arbuto, frola marina, urla, rossello, murta e arburin è secondo ipotesi etimologica radicata l’origine della sua antica denominazione al monte, ossia dal suo vocabolo greco komaros. Nello stemma della provincia di Ancona un braccio piegato a gomito (Ankon, appunto) regge un ramoscello di corbezzolo carico di frutti. In latino era chiamato unedo, da unum edo, ossia «ne mangio uno solo», alludendo sia alla scarsa appetibilità che all’invito prudente a non abusarne essendo la sua bacca inebriante. Anticamente era chiamato ciliegio marino, e considerato pianta magica, proprio perché un consumo abbondante porta ad uno stato di vertigine simile all’ebbrezza. L’alta percentuale di zucchero lo rendeva ottimale per venire impiegato per preparare gelatine, confetture, canditi, sciroppi e liquori, tra cui nella tradizione locale quel particolare «vino di cocomeri», che si diceva confezionato una volta dai monaci del Conero («cocomero», esattamente come l’anguria, è una voce dialettale per indicare questa bacca). I folkloristi studiosi delle credenze magiche e degli antichi culti sul Conero riferiscono di una festa religiosa legata al consumo cerimonializzato dei corbezzoli, che si teneva il 23 di ottobre, giorno di san Simeone e Giuda. Questa festa del corbezzolo era secoli fa una di quei «riti e feste che intrecciavano la magia e la religione con il divertimento», e questa celebrazione gioiosa attorno al frutto caratteristico del monte era «una sorta di rito simile alle feste bacchiche», anche perché il frutto aveva appunto un potere inebriante simile ai grappoli d’uva, e «gli abitanti del monte si davano appuntamento tra i sentieri del bosco, raccoglievano i corbezzoli e poi si intrattenevano fino a tarda sera a festeggiare allegramente». Invece durante il solstizio d’estate, nella notte «magica» del 23 giugno, il corbezzolo è una delle piante di san Giovanni, in grado di proteggere i bambini dalle streghe, come racconta anche Ovidio nei Fasti. Nell’Eneide il letto funebre di Pallante, compagno di Enea, è descritto da Virgilio come preparato intrecciando verghe di quercia e corbezzolo (l’arbusto dalle foglie sempreverdi potrebbe quindi essere interpretano come simbolo ed auspicio di immortalità). Riguardo a questo episodio del poema epico virgiliano Giovanni Pascoli ha ravvisato in Pallante il primo eroe morto per causa nazionale, e pertanto nell’ode «Al corbezzolo», riferendosi al triplice colore del corbezzolo nel tardo autunno (verso Natale convivono i fiori bianchi con i frutti rossi e le foglie verdi) ha eletto questo arbusto a emblema del nostro Risorgimento.  («Volgean la testa al feretro le vacche, / verde, che al morto su la fronte i fiocchi / ponea dei fiori candidi, e le bacche / rosse su gli occhi. Il tricolore!… E il vecchio Fauno irsuto / del Palatino lo chiamava a nome, alto piangendo, il primo eroe caduto delle tre Rome»).



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Terre del Conero Agricoltori per Natura, soc. coop. agr. Via Peschiera 30, 60020 Sirolo (AN) P.IVA 02474980428
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